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Il restauro del più prezioso francobollo ordinario italiano

3-lire-toscana-300x167di Angelo Piermattei e Giovanni Leone Nel 1952 un’opera dal titolo “Restauro Filatelico” di H. A. Frache e G. Bonaventura pubblicata dall’Istituto di Patologia del Libro (consultabile on-line al sito ICPAL- titolo del libro) si proponeva l’obiettivo d’insegnare al collezionista le finalità e le modalità del restauro dei francobolli e della loro conservazione. Indirettamente l’opera aveva anche l’obiettivo di sollecitare l’affinamento dello spirito di osservazione del collezionista al fine di evitare spiacevoli sorprese nell’acquisto di esemplari di valore. Al giorno d’oggi affidare al collezionista il restauro di un francobollo di pregio non è a nostro avviso consigliabile, in quanto le moderne “cliniche del restauro” sono in grado, con l’utilizzo di tecniche altamente specializzate, di realizzare dei veri e propri miracoli. Comunque gli esemplari classici di maggior pregio che presentavano forti difetti, spesso hanno già subito negli anni un restauro ed i realizzi economici degli esperti che hanno commissionato il restauro, sono stati notevoli. In molte sedi congressuali è stata più volte posta la questione di come considerare i francobolli restaurati, ma non si è mai giunti ad una conclusione. E’ comunque considerata fraudolenta la presentazione di un esemplare come perfetto, quando questo ha subito un restauro. Al contrario è necessario descrivere dettagliatamente il tipo di restauro effettuato, circostanza che permette di applicare quell’adeguato deprezzamento dell’esemplare in riferimento al valore riportato dal catalogo per l’esemplare di massima qualità. Per contro il francobollo restaurato nulla perde del suo valore etico, storico ed artistico, anzi il restauro è necessario quando si tratta di conservare quegli esemplari rari che presentano difetti tendenti ad estendersi ed a pregiudicare la loro stessa esistenza, come pieghe, fenditure, fratture e muffe. La maggior parte degli esperti considerano non solo opportuno, ma necessario il restauro di tutti quegli oggetti di grande valore come quadri, stampe, statue, ceramiche, mobili, monete, materiale bibliografico e palazzi, nei quei casi in cui questo incida sulla loro migliore e più lunga conservazione. E’ noto che il filatelista e lo studioso sono interessati al francobollo come documento ufficiale di uno Stato, indipendentemente dalla sua conservazione, tuttavia una raccolta di francobolli ben sistemata e di bell’aspetto, oltre che aumentarne la fruibilità tecnica, è anche manifestazione di buon gusto estetico ed è quindi evidente che i pezzi di bassa qualità e specialmente quelli visibilmente danneggiati, non sono graditi né gradevoli. In questi casi un abile restauro può valorizzare sia l’estetica che la sostanza della collezione. Già nel 1949 Luigi Raybaudi Massilia uno dei grandi commercianti filatelici italiani, scriveva sulla rivista Filatelia che la richiesta di esemplari restaurati era dettata dalle esigenze e dalla domanda di molti collezionisti medi, che iniziavano a specializzarsi nei classici italiani dopo aver per anni inseguito il collezionismo generale (molto di moda nel dopoguerra) e la raccolta di esemplari europei e d’Oltremare. Successivamente il noto giornalista Dino Platone in un articolo del 1970, pubblicato sulla rivista Il Collezionista, sottolineava come nel mercato filatelico mondiale e specialmente in quello anglosassone, tutti gli esemplari, in qualsiasi stato di conservazione accettabile, erano commerciabili e il gioco della domanda e dell’offerta fissava un prezzo ragionevole per tutto ciò che veniva posto in vendita. Riferendosi ai risultati ottenuti dall’asta Stanley Gibbons concludeva che nei paesi filatelicamente più evoluti, la rarità del materiale impeccabile ed estremamente raro invitava i collezionisti a non esaurirsi nella caccia del non esistente sul mercato ed acquistare ciò che è disponibile. L’attento esame dei risultati delle aste inglesi portava alla conclusione, sorprendente per i collezionisti italiani, ancora impastoiati dalle discussioni sulla verginità della gomma, che tutto si vende e tutto ha un prezzo. Dino Platone ricordava inoltre che in un’asta Harmer, il francobollo più raro della collezione d’Italia, emesso nel 1861 dal Governo Provvisorio di Toscana pochi mesi prima dell’Unità d’Italia, un valore da 3 Lire nuovo senza gomma, ben marginato ma di mediocre aspetto e per di più riparato, aveva trovato un acquirente al considerevole prezzo di 880 Sterline (pari a 1.320.000 Lire), il 6% del valore riportato dai cataloghi dell’epoca che lo stimavano 20.000.000 di Lire. L’articolo segnò probabilmente l’inizio di un modo nuovo di collezionare anche in Italia. Oggi nelle nostre aste è possibile trovare francobolli rari e quindi di pregio ma riparati, ad un valore dal 5 % in su del valore di catalogo. Quando si parla di rarità filateliche ci si riferisce ad esemplari, che sono pervenuti a noi in numero ben al disotto della richiesta dei collezionisti, ed il famoso 3 Lire del Governo di Toscana fu considerato negli anni ’50 tra i primi 12 esemplari più rari al mondo. Quindi per il numero limitato di esemplari a disposizione e per essere stato il primo francobollo a far riferimento all’Italia, in quanto riportante nel cartiglio in basso “3 LIRE IT. ” cioè lire italiane, è l’esemplare più affascinante e desiderato dai collezionisti italiani. Purtroppo il numero di esemplari emessi non è conosciuto e la valutazione degli esemplari esistenti è risultata sempre molto soggettiva. Recentemente in un articolo pubblicato sulla rivista Cronaca Filatelica, il numero di esemplari documentati fotograficamente è risultato di circa trecento. E’ un numero inatteso, che probabilmente potrà essere ancora ritoccato ma comunque non superare quota 400. Tra questi gli esemplari nuovi sono 54 e solo una ventina in condizioni eccezionali, mentre i timbrati in condizioni eccezionali non superano gli 80. Gli esemplari del 3 Lire in eccellenti condizioni raggiungono quotazioni di 375.000 e 150.000 Euro, rispettivamente per il nuovo e per l’usato, e ben si comprende quindi come i restauri di questi francobolli siano alquanto comuni. Raramente le operazioni di restauro risultano documentate e spesso è impossibile conoscere il tipo ed il livello dell’operazione effettuata. La Figura in alto riporta un raro esemplare del 3 Lire di Toscana, nuovo, spaccato, smarginato e mancante dell’angolo destro, a fianco, lo stesso esemplare dopo il restauro. Riportare come in questo caso una documentazione del prima e dopo, aiuta il collezionista ad apprezzare il livello del restauro ed il prezzo ragionevole. Alcune volte l’assenza di queste informazioni può generare diffidenze come nel caso di un esemplare di un 3 Lire nuovo, presentato in diverse aste nazionali e descritto da un primo certificato peritale degli anni ’90 come originale ma corto di margini e senza gomma. Dal 2000 lo stesso esemplare ricomparve alle aste con una nuova certificazione che lo descriveva parzialmente riparato e con “gomma completa”. Questa seconda perizia prendeva certamente atto che la gomma era completa ma non sottolineava che poteva essere stata riportata dopo il 1861. In questo caso sarebbe stato interessante sapere come il sottile strato di gomma era stato realizzato, per esempio se era stato prelevato da un esemplare della stessa serie, ma di minor valore, oppure realizzato con una semplice pennellatura. Spesso si vuole “perdere” il ricordo del restauro e viene in mente quello realizzato su uno dei documenti più preziosi della filatelia italiana, una delle due buste lettere esistenti affrancate con il 3 Lire di Toscana. busta-rothschild-300x137 La lettera in questione venne acquistata dal banchiere Rothschild nel 1880 (immagine in basso). L’esemplare, in discrete condizioni ed annullato con timbro lineare PER CONSEGNA (raccomandata), riporta il timbro tondo di Firenze del 18 Dicembre 1860 e fu indirizzata al marchese Bourbon Del Monte a Parigi. L'immagine di destra in basso, riporta il primo documento fotografico della lettera, datato 1965. Il francobollo è collocato su un vistoso bordo nero verticale e coloro che ebbero la fortuna di esaminare il documento originario ricordano che il bordo nero era su tutti e 4 i lati della busta ad indicare un segno di lutto in casa del mittente. Nel 1989 avvenne l’ultima sua vendita all’asta e la foto (immagine di destra in basso) riportata dal catalogo Auction Phila (AP) di Milano documentava la busta in splendida forma ed il bordo nero era scomparso: questo particolare è noto a pochi. Il risultato dell’asta AP fu riportato da tutti i giornali e dalle riviste specializzate: il commento del banditore fu che dopo soli due minuti, il tempo necessario per sei rilanci, due dei quali telefonici, la busta da un valore base di 500 milioni di Lire raggiunse i 675 milioni, e con i diritti d’asta arrivò a 795 milioni (3). Si parlò di record di vendita all’asta nel nostro paese. Per un aggiornamento sui prezzi, va detto che l’altra busta affrancata con un 3 Lire di Toscana, chiamata “Faruk” per essere stata nella collezione del Re d’Egitto, da recenti indiscrezioni pare che sia stata acquistata in una trattativa privata per una cifra superiore a 1,3 milioni di Euro. E’ quindi indubbio che l’opera delle grandi “cliniche del restauro” abbia consentito nel tempo di aumentare e meglio valorizzare il nostro patrimonio nazionale, compreso quello filatelico. Le attuali perizie filateliche stabiliscono l’autenticità dell’esemplare e nel caso di riparazioni è possibile richiedere una relazione tecnica riguardante il tipo di operazione effettuata, da accludere magari alla certificazione peritale. Come per le opere d’arte e per molti oggetti di valore, che hanno subito processi di restauro, le suddette relazioni tecniche andrebbero tramandate e non celate o distrutte. Riteniamo che per i francobolli di pregio, che hanno subito traumi o l’evoluzione fisiologica della carta, degli inchiostri e della gomma, conoscere il tipo di restauro operato non faccia perdere assolutamente il loro valore artistico, ma che anzi contribuisca onestamente all’arricchimento del loro valore storico. Bibliografia 1. Restauro Filatelico di H.A. Frache e G. Bonaventura. Edito dall’Istituto di Patologia del Libro 1952. 2. Cronaca Filatelica N°37, 2010 3. Il Monitore della Toscana N°12, 2010 Figura in alto: Esemplare di un 3 Lire nuovo, prima e dopo il restauro (1) Figura in basso: Parte sinistra della lettera Rothschild, prima e dopo il restauro: Chi è Angelo Piermarini: scarica qui il pdf con il suo profilo professionale/filatelico Chi è Giovanni Leone: scarica qui il pdf con il suo profilo professionale/filatelico

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